Green economy e monete complementari

Le monete complementari possono rivelarsi strumenti utili per accelerare l’evoluzione verso la green economy dei sistemi economici locali?

Quando parliamo di economia verde o green economy, ci riferiamo a un modello teorico di sviluppo economico dove oltre ai benefici di un certo regime di produzione si prende in considerazione anche l’impatto ambientale, cioè i potenziali danni ambientali prodotti dall’intero ciclo di trasformazione delle materie prime. A partire dalla loro estrazione passando per il loro trasporto e la trasformazione in energia e prodotti finiti, fino alla loro definitiva eliminazione o smaltimento.

Quella in cui viviamo noi oggi si definisce invece economia lineare, ed è quella che dall’estrazione delle materie prime, alla produzione di energia, fino allo smaltimento dei rifiuti e dei prodotti finiti obsoleti prende in considerazione come valore positivo solo il profitto, utilizzando come unica unità di misura il PIL.

Ma i danni che l’economia lineare produce – in un meccanismo tipico di retroazione negativa – spesso si ripercuotono sul PIL stesso, diminuendolo, a causa della riduzione di resa di attività economiche che traggono vantaggio da una buona qualità dell’ambiente come agricoltura, pesca,  turismo, salute pubblica, soccorsi e ricostruzione in disastri naturali.

Per arrivare a costruire nella pratica un modello di sviluppo basato sulla green economy diventa quindi indispensabile implementare un modello di economia circolare, ovvero un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo. Secondo la definizione che ne dà la Ellen MacArthur Foundation – il principale centro di ricerca sull’economia circolare – in un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.

Uno studio di questa fondazione, realizzato dalla società di consulenza McKinsey e riportato dal Sole 24 Ore, ha rivelato che “in Europa l’economia circolare può generare un beneficio economico da 1.800 miliardi di euro entro il 2030, può dare una spinta al Pil di circa 7 punti percentuali addizionali, può creare nuovi posti di lavoro e incrementare del 3% la produttività annua delle risorse. Ma perché questo cambiamento possa avvenire – scrive ancora il quotidiano economico – i finanziamenti sono essenziali”.

L’Unione Europa ha stanziato dei fondi per sostenere l’economia circolare, ma questi si sono rivelati spesso insufficienti o – ancora una volta – mal distribuiti o inutilizzati senza essere assorbiti dall’economia reale.

La caratteristica principale dell’economia circolare è – lo dice il nome stesso – quella di creare circuiti virtuosi in grado di evitare ogni spreco, rigenerare il rigenerabile, riciclare tutto quel che non può essere rigenerato, riutilizzato o ri-trasformato in materia prima. Una volta messi in moto, questi circuiti – ve ne sono per fortuna numerosi esempi nel mondo – sono poi in grado di autoalimentarsi evitando di sottrarre risorse ulteriori al pianeta.

E in tutto questo, le monete complementari come possono essere utili?

Di per sé, le monete complementari nascono per favorire l’economia locale e sostenere gli scambi di prossimità, riducendo drasticamente il trasporto di merci su gomma e di conseguenza abbattendo una parte di sprechi energetici. Che senso ha, per esempio, consumare acqua minerale prodotta a centinaia di chilometri quando ogni regione d’Italia ha le proprie sorgenti?

Ma non solo: le monete complementari funzionano in un circuito in cui gli iscritti si sostengono e si fanno credito gli uni con gli altri, garantendo la possibilità di ottenere finanziamenti a tasso zero.

Economia circolare e monete complementari svolgono inoltre una funzione secondaria, ma di primaria importanza: la costruzione di comunità, rendendo chi partecipa a uno di questi circuiti consapevole dell’importanza del prendersi cura del proprio territorio e di chi lo vive e lo abita.

Ma la difficoltà nell’implementazione dell’economia circolare sui territori è spesso legata alla mancanza dei necessari finanziamenti iniziali, ed ecco che – grazie alle monete complementari – il cerchio si può chiudere in una partita in cui tutti vincono, e su tutti vince l’ambiente.

 

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